lunedì 27 maggio 2013

Misteri di Twitter

Non ho mai capito che cosa sia davvero un fashionista. Però ho un follower che lo è.
Un newyorkese, sicuramente gay per gli addominali che ha, ex modello, e fashionista.
Twitter è interessante: permette di entrare nella vita di Miranda Kerr e Orlando Bloom, di vedere foto inedite di Bar Rafaeli all'aeroporto, lascia l'illusione di comunicare con i vip, gente che non vedremo, non conosceremo e con cui parleremo mai, eccetto casi eccezionali che possono tranquillamente non avere luogo.
Io, presa dalla noia di questo pessimo tempo a maggio, questo week end mi sono dedicata alla scoperta di tutti i profili Twitter delle modelle che contano, scoprendo che Kate Upton (sulla copertina di Vogue Usa lo scorso mese) ha la pancia, Irina Shayk ha un accenno di brufoli sulla fronte e Miranda Kerr ha meno seno di quello che dichiara.
La crisi si è fatta sentire anche nelle misure delle modelle, sempre più magre, sempre più alte e rassomiglianti ad un ragazzo per via della dilagante penuria di petto. Tre quarti di ciò che indossano in passerella sarebbe impossibile da indossare per il 90% della razza umana femminile, non tanto per le esili misure, quanto per il fatto che una donna normale di solito ha un seno, e 80 cm di giro seno sta a significare che non esiste, non c'è.
Il mio follower fashionista ha aggiunto centinaia di belle ragazze (il che mi fa venire il dubbio che anche gli uomini eterosessuali siano dotati di addominali da urlo) e ci tiene gentilmente aggiornate sulle condizioni di Angelina Jolie che ha ammesso di essersi asportata entrambi i seni (se fosse accaduto alla Sig.ra Rossi che abita sul mio stesso pianerottolo nessuno avrebbe tweettato alcunché), nel frattempo attende il prossimo quattro giugno, quando uscirà nelle librerie il prossimo must have dell'editoria: Il diavolo veste Prada - il ritorno. Lauren Weisberg sembrava messa male dopo i successivi tre libri, abbastanza poco innovativi in termini di trama.
Io ho postato un tweet sul femminicidio in Italia, sul fatto che anche oggi una ragazza se n'è andata. Non bastava ucciderla: ha dovuto darle fuoco. Lei, esanime, ha cercato di difendersi. A sedici anni voleva ancora vivere, e lui, a diciassette, non aveva altra ragione di vita che quella di ammazzarla.
Nessun retweet.

venerdì 24 maggio 2013

Sos Miss Italia

Miss Italia è in pericolo. La senatrice Silvia Amati ha paventato l'idea di avviare un'interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico.

Ovviamente la senatrice è stata fortemente criticata. Ci serve Miss Italia in tempo di crisi? Ci serve in generale Miss Italia? si domandano le femministe.

Lasciatemi dire una cosa. Io una volta ero femminista. I miei scaffali sono pieni di libri scritti da femministe: Germaine Greer, Simone De Bauvoir, Susan Faludi, Betty Fridan etc. e non rinnego certo le mie letture (magari ho qualcosa da dire su Germaine Greer e la visione dei transessuali - a mio avviso totalmente errata e se vogliamo perfino miope). Ho dedicato anche qualche istante delle mie letture quotidiane a delle "contemporanee" (non che le altre non lo siano, ma l'età avanza, ed in fin dei conti almeno due di loro sono morte) come Natasha Walter o Jessica Valenti (un po' troppo pop per i miei gusti).
Il primo accenno al femminismo è rilevabile nel diario dei miei 14 anni. Sono una che ci crede insomma, ma non sono così miope da non vedere la differenza tra il sonnacchioso femminismo italiano (non se n'è parlato molto fino a che la situazione non è totalmente degenerata - fino a 15 anni fa la stampa non ha neanche preso in considerazione i temi proposti dalle femministe italiane, che nonostante tutto c'erano già) e quello anglosassone che invece non ha mai taciuto. C'è anche un'altra caratteristica che fa la differenza tra i due: il moralismo. Le italiane mi appaiono assai moraliste. 
Mi rendo conto che usciamo (davvero? Forse non stiamo uscendo, a me non pare che la situazione sia migliorata) da un ventennio di berlusconismo e che il modello femminile preponderante, quello almeno proposto dai media, è la velina - se non la velina, la escort - se non la escort, quella famosa-non-si-sa-bene-per-cosa-forse-perché-é-stata-a-Villa Certosa, ma ho trovato un po' troppo fuori luogo questa crociata nei riguardi di Miss Italia. 
Miss Italia non mi offende. Anzi, devo dire che la scelta dei costumi da bagno dell'anno scorso è stata pessima - uso qui l'aggettivo pessimo per esprimere il mio disappunto per il gusto retrò anni 50 . I costumi stavano male a TUTTE. Sarebbe stato lo stesso anche se l'avesse messo Bianca Balti o Gisele Bundchen, che indossano costumi di mestiere e sono programmate geneticamente per fare le grucce umane.
Miss Italia mi offende solo quando cerca di prolungare lo show per tre infinite serate in cui scopriamo la personalità delle ragazze che vi partecipano. E' questa la parte degradante dello show: conoscere il colore preferito delle candidate, insistere che la cosa più importante per loro è la pace nel mondo, che la questione a cui pensano più di frequente è la fame che affligge il Corno D'Africa. 
Ora, questo perbenismo lo tollero assai poco. Ancor di meno tollero quei costumi alla Sofia Loren.
Ma Miss Italia non va abolito. Magari non condivido la visione che hanno quelle ragazze che vogliono far carriera per il loro aspetto, magari le sopporto poco perché le considero donne a metà che utilizzano solo una parte di sé, magari alcune le detesto davvero per questo, magari detesto l'idea che ci si possa ridurre così in basso a fare la velina, a fare la escort o a frequentare Villa Certosa o Arcore
MA
per quanto io le disapprovi in toto non c'è niente che possa fare per limitare la loro libertà d'azione, perché a mio avviso questo genere di donna continuerà ad esistere, media o non media, tv o non tv, Berlusconi o non Berlusconi. Non è una questione di esempi e di modelli soltanto (siamo tutti d'accordo che di culi e tette se ne vedono un po' troppi in tv e anche di cose assurde. Di cose assurde ne ho viste diverse anche sui giornali di moda, tipo la sponsorizzazione della linea primavera/estate di Prada, che con grande senso dello humor propone pellicce ad agosto, anche se assolutamente sintetiche. Di questo passo metterò un bikini per uscire a gennaio), è anche una questione culturale. Qualcuno dirà - Beh, Nadja, in fin dei conti la pubblicità, la televisione, i media in genere "formano" le persone, quantomeno "formano" le loro opinioni o le deviano, le rilevano - Sì, certo. Ma non sono i soli. 
A parte rari casi, chi cerca di perseguire simili "carriere" è perché preferisce passare sul cadavere della mercificazione del proprio corpo che fare fatica per il proprio sostentamento.
E' la solita vecchia storia del prendere la via più facile (poi facile non so quanto. Io non ce la farei mai e finirei col guadagnare 50 € la settimana per pulire i gabinetti anziché finire in tv a fare la velina).
La condizione attuale femminile in Italia non è causata solo dai pessimi esempi (e diciamolo - Miss Italia è l'ultimo a cui penserei) e dalle manovre mediatiche che utilizzano il corpo femminile per sponsorizzare da i copertoni al dentifricio, ma anche dalle donne stesse.
Se non si ammette questo siamo destinate a combattere contro i mulini a vento.
La responsabilità dell'educazione ricade spesso e volentieri sulle donne. Se io non sono diventata un'aspirante velina lo devo a mia madre (va bene, ho fatto la modella per qualche tempo, ma senza arte né parte, e con scarsissima convinzione) e ai suoi insegnamenti. Leggo Vogue e Guerra Pace. Mi interesso alla nuova collezione di Gucci e all'elezione del Presidente della Repubblica. Mi piace Anna Wintour ma anche Margaret Tatcher (magari la sua politica un po' meno). Mi piacciono le novità del trucco ma non ne sono schiava come Cheryl Pandemonium.
Se chi educa è una donna intelligente avremo dozzine di future donne che hanno una coscienza di quello che sono e saranno capaci di accettare sia quello che è superficiale, sia quello che non lo é. In altre parole è l'equilibrio quello che conta.
Noto che l'equilibrio alle femministe manca. Poi questo moralismo di cui parlerò più avanti nei prossimi giorni andrebbe eliminato o finirò col trovare presto una donna che mi misura la gonna.






giovedì 23 maggio 2013

Per errore o per esigenza

Non ho il benché minimo buon motivo per riempire la rete con le miei idee, i miei sproloqui e i miei lamenti sulla vita di ogni giorno. E' solo che è una noia scrivere un diario privato, che nessuno sconosciuto, intelligente o idiota che sia, può prendersi la libertà di commentare.
Una volta ci tenevo alla mia privacy, e a dire la verità ci tengo ancora, per questo il nome che userò è falsissimo. Non ho mai adorato l'idea di Facebook, né di Twitter, né tutti i social network che oggi ossessionano le giovani generazioni (l'attento lettore dedurrà che io sia non propriamente giovane - diciamo che ho tra i 25 e 35 anni - se stessi compilando un sondaggio è quella la casella che barrerei).
Una volta era diverso in rete.
Trovo foto di dodicenni in pose da vamp su Fb. E' assolutamente normale condividere frivolezze con tutti quelli che conosciamo. Un esempio? Questa mattina leggo un tweet di un conoscente (ok, forse un po' più di conoscente, considerato che qualche anno fa ci conoscevamo intimamente - ma è stato uno scivolone - odio andare a letto con dei perfetti idioti. E' successo. Ho archiviato l'accaduto e ho imparato che la mia libido è inversamente proporzionale alla stupidità):


Forse il lato positivo della crisi è che le persone imparino a mettere da parte un po' di consumismo e ridiano valore alle cose importanti della vita.



Che c'è di male? Niente. E' perfino giusto quel che dice. Questo sarebbe valido se la persona che scrive fosse coerente con quanto detto. Il problema è che questa stessa persona è dedita agli aperitivi e alle cerette al petto più di quanto sia dedita alla lettura di un quotidiano. In vita sua non penso abbia mai aperto un libro (a meno che non fosse la biografia di un calciatore - ora non mi ricordo quale) e fino a qualche anno fa si lamentava che la sua nuova auto era a distanza di tre mesi dall'acquisto ormai datata e che andava cambiata.

E meno male che c'è la crisi e bisogna consumare meno. Se si fosse pagato le sue attività altamente culturali con i suoi soldi avrei perfino avuto un briciolo di rispetto. Ma il portafoglio (con tutto quello che c'era dentro) era di papà.


Altra piaga sociale è la tribù di imitatrici di Clio.

Sull'onda del consumismo recensiscono prodotti di make up, skincare e hairstyle. Se dicessimo che provano trucchi, creme per il viso e prodotti per i capelli non sarebbe la stessa cosa. Make up è meglio di trucco, e skincare è meglio di cura della pelle. Non fa abbastanza figo parlare in italiano - Vogue docet (Mi piace molto Vogue, ma questa idiozia di insistere con la lingua anglosassone la trovo insopportabile).
Si organizzano rendez-vous a Milano con le adepte. Il programma? Un giro da Lush, da Mac, da Sephora e poi via a cena. Un programma interessante.
Mi è del tutto incomprensibile capire perché dovrei venire fino a Milano per incontrare altre donne della mia età (e badiamo bene - non parliamo di quindicenni) per andare in gruppo a prendere uno shampoo per capelli.
Le capostipiti di questi video su Youtube in realtà puntano ad altro: puntano ad essere pagate da qualche sponsor. Del resto Clio ha avuto il suo programma e un'altra ragazza statunitense (il nome proprio non me lo ricordo) ha iniziato postando su Youtube per poi giungere ad essere sul libro paga di Lancome.
Ora qualunque imbecille vorrebbe essere pagato per provare creme  di bellezza da 100 € anziché trovarsi un faticosissimo lavoro sottopagato in tempi di crisi.
Capisco di meno le adepte che postano alla capostipite commenti come "Sei bellissima, complimenti!" "Te
l'ha detto nessuno che assomigli a Bianca Balti? Credo di sì..."
In quei momenti mi domando perché io, Nadja Von Kaunitz, non riesco a perdere cinque minuti del mio tempo per comunicare notizie di così fondamentale importanza?


Poi ci sono quelli che s'innamorano sul web.

Catfish è un programma che dovrebbero guardare in molti. "Ci scriviamo da 10 anni, ma non ci siamo mai visti. Ho paura di chiederglielo".
Ma brutto idiota...non ti passa per la testa che forse c'è qualcosa dietro? Ragazze che dicono di assomigliare a Miranda Kerr che poi hanno la stessa età e fisionomia di Goldie Hawn (da giovane era spettacolare - ora ha abusato di sé stessa). Ragazzi che dichiarano di essere degli sportivi con il fisico da urlo che poi sembrano avere più cose in comune con la Donna Cannone.
Io capisco che non si può trovare l'anima gemella (se c'è - un tempo ero romantica quando leggevo Tolstoj - ora che ho esaurito le letture e lui sfortunatamente è morto - ho reputato opportuno credere a quanto diceva nella Sonata a Kreuzer) di fronte a casa. Ma perché dobbiamo credere a chiunque?
Perché dobbiamo condividere tutto? Perché devo mettere le mie foto? Perché devo pubblicare con il mio vero nome? Perché dovrei girare dei video?
Io odio condividere. Sono nata egoista.
Io odio postare con il mio nome. Sono nata libera (e magari, se proprio decidono di perseguirmi legalmente ci impiegano un attimo di più a trovarmi)